L’EDUCATORE PROFESSIONALE NEI CENTRI DIURNI PER PERSONE CON DISABILITÀ

di Emanuela Borrelli

IMG_2240 (2)Non c’è dubbio che la  questione della continuità educativa è determinante per i familiari delle persone che frequentano i Centri Diurni per persone con Disabilità (CDD)  di Cinisello Balsamo e Cusano Milanino. Il Comitato Genitori e Parenti, di cui faccio parte, attualmente anche come membro del Gruppo Operativo, si è da sempre  impegnato a garantire la continuità non solo educativa,  ma anche specialistica/riabilitativa di questi servizi che nel territorio rappresentano per molte persone con gravi disabilità forse l’unica opportunità di frequentare altri luoghi oltre l’ambito familiare e di essere seguiti  da specialisti seppur limitatamente alla frequenza presso i CDD.

Ma stavolta è successo qualcosa che separa e purtroppo divide il livello di confronto su un tema specifico che riguarda sempre la continuità educativa, ma mette in evidenza anche la formazione e i relativi titoli di studio per operare con persone che frequentando i CDD (differente invece è la formazione per gli educatori che operano negli SFA o i CSE). Vedi l’articolo di Sabrina Zocco pubblicato su http://www.informiamocinisello.it/?p=1267 : “Ricordiamo che il bando di gara presentato dall’IPIS (…) non prevede la presenza di educatori come da Decreto del Ministro della Sanità 8 ottobre 1998, n. 520 (…), per questo motivo, a seguito del ricorso presentato dall’Associazione SENZA LIMITI ONLUS di Milano, il bando è stato annullato dal TAR proprio nella parte in cui definisce i requisiti richiesti per l’affidamento di servizi educativi, socio-assistenziali, psicologici e di supervisione presso i CDD…”.

Ridurre o minimizzare la questione schierandosi dalla parte di chi sostiene che sui titoli di studio degli educatori e dei coordinatori bisogna lasciar correre, facendo intendere che non sono determinanti e che prevale l’importanza della continuità educativa, non significa fare l’interesse delle persone che frequentano i Centri e nemmeno quella degli educatori che comunque necessitano di chiarire la loro posizione lavorativa nel rispetto e nel riconoscimento professionale che va considerato cominciando proprio dai titoli di studio abilitanti, altrimenti si  opera in clandestinità o da fuori legge.

Come genitore di persona che frequenta uno dei CDD di Cusano Milanino, non me la sento proprio di avallare la logica che per mia figlia tutto va bene, purché si continui a fare quello che si è sempre fatto, ma senza garantirle il supporto professionale adeguato alla sua disabilità. Non può essere lei con la sua grave disabilità a doversi adeguare all’esistente e temo che il terreno su cui si sono addentrati alcuni genitori di persone che frequentano i CDD in questione, schierandosi con chi non intende considerare importante il rispetto delle norme che determinano il titolo di studio previsto per operare nei CDD, sia un terreno pericoloso, perché oltre a negare un diritto decretato e certamente motivato, non offre di certo nulla di migliorativo e da adito a precedenti inquietanti sugli intendimenti di qualificazione adatti a seguire persone con gravi disabilità che frequentano strutture come i CDD. “… Non è a caso che i LEA (DPCM 14 febbraio 2001) stabiliscono che il 70% del costo dei servizi semi residenziali (rivolti ai Disabili) venga coperto dal Servizio Sanitario Nazionale mentre il 30% venga coperto dal Comune di residenza, fatta salva la compartecipazione da parte dell’utente prevista dalla disciplina regionale e comunale. Dunque il peso attributo alla componente sanitaria del servizio è predominante ed è per questo motivo che lo Stato stabilisce quali sono i professionisti da impiegare. Se altrimenti fosse non si giustificherebbe perché il Servizio Sanitario Nazionale debba sobbarcarsi il 70% dell’onere. Altrimenti il servizio potrebbe perdere la sua componente sanitaria addossando tutto l’onere sui comuni/utenti…” risposta di Arek Filibian a LEDHA apparsa sul sito: http://www.mtdonlus.org/home/index.php?option=com_content&view=article&id=236%3Arisposta-a-ledha&catid=1%3Aultime&Itemid=1 .

Il bando di gara presentato dall’Azienda IPIS non prevedeva, in primis, il requisito relativo all’Educatore Professionale con classe di laurea SNT/2.

La non considerazione di questo requisito è stata cosa giusta? Sarebbe stato giusto lasciar correre quando già alcuni genitori del Gruppo Operativo del Comitato Genitori e Parenti, nel corso degli incontri avvenuti in precedenza con la direttrice dell’Azienda IPIS e ancor prima dell’emissione del bando di gara, invitarono la dottoressa Laura Puddu a considerare che nel Bando fossero previste quelle figure professionali?  L’Azienda ha fatto l’interesse degli ospiti dei CDD  escludendo dal Bando di Gara proprio le figure abilitate per legge a operare nei Centri? Francamente credo che questo ricorso si sarebbe potuto evitare se solo nel Bando fossero stati inseriti anche gli educatori professionali come da DMS 520/98. Richiesta esplicita, ripeto, posta da membri del Gruppo Operativo del Comitato Genitori e Parenti che io stessa ho coordinato dal 2010 al 2014.

Purtroppo temo che la paura di quei genitori e familiari che manifestano contro la sentenza del TAR per la Lombardia sia stata alimentata da chi ha lasciato intendere che sulla questione “educatori” è in gioco addirittura la continuità del servizio, o peggio,  la chiusura dei CDD.  Preoccupazione che personalmente ho sentito esprimere da più parti e mi domando: perché un servizio dovrebbe chiudere al momento che si adopera nella correttezza e nella legalità?

Quindi insieme alle molte paure di chi teme di perdere il posto di lavoro (“… anche se negli intendimenti e nelle proposte dell’Associazione SENZA LIMITI sarebbero stati gli stessi educatori attualmente in servizio che avrebbero dovuto completare la formazione in 3/4 anni senza oneri per gli stessi. Quindi l’impegno d’integrare la formazione per raggiungere quella qualifica necessaria risolverebbe il problema e certamente migliorerebbe la professionalità a vantaggio loro e di chi usufruisce dei servizi.” Sabrina Zocco pubblicato su http://www.informiamocinisello.it/?p=1267); alle preoccupazioni dei familiari e dietro coloro che si sono schierati contro la sentenza del TAR per la Lombardia  spingendo l’Azienda a ricorrere in Consiglio di Stato, si è generata una situazione a mio avviso priva di considerazioni obiettive e ragionevoli e soprattutto priva di  un confronto tra le parti coinvolte nelle differenti posizioni a riguardo. A quei genitori che si sono riconosciuti nella sentenza del TAR per la Lombardia, non è stata data possibilità di confronto nemmeno da parte di altri genitori che hanno preferito schierarsi con l’Azienda e gli educatori, al punto d’insultare chi avrebbe voluto spiegare le sue ragioni. Speriamo che l’Assemblea pubblica che si terrà il 20 maggio 2015, alle ore 20.30, nella Sala dei Paesaggi di Villa Ghirlanda in via Frova 10 a Cinisello Balsamo, indetta dal sindacato SIAL-Cobas per discutere delle problematiche dei CDD,  possa permettere un confronto determinante per chi intende vederci chiaro su questa faccenda, come annunciato dal volantino distribuito a tutti gli utenti dei CDD e a tutti coloro interessati agli argomenti in questione.

Nell’interesse di mia figlia non intendo schierarmi con chi chiede di annullare la sentenza. Non condivido la posizione di chi a mio avviso confonde la continuità del servizio con la qualità che il servizio deve garantire anche in termini di titoli e di professionalità. Per le persone con gravi disabilità, qualità del servizio e professionalità del personale devono essere garanti al massimo dei criteri riconosciuti dalle norme, proprio perché sono rivolti a persone non in grado di tutelare se stesse e di compiere gli atti quotidiani della vita.
L’Educatore Professionale ha un ruolo fondamentale e determinante, proprio perché “…attua specifici progetti educativi e riabilitativi, nell’ambito di un progetto terapeutico elaborato da un’equipe multidisciplinare, volti a uno sviluppo equilibrato della personalità con obiettivi educativo/relazionali in un contesto di partecipazione e recupero alla vita quotidiana…” Decreto Ministero Sanità 8 ottobre 1998 n. 520 (in GU 28 aprile 1999, n. 98 art. 1.1)

L’Educatore Professionale che svolge la sua attività nei CDD è il principale referente del Progetto Individualizzato e per mia figlia che non può esprimere il suo parere e nemmeno far valere i suoi diritti, in qualità di genitore credo sia fondamentale pretendere che tutto ciò che riguarda l’opportunità di migliorare la sua condizione di vita sia messo in campo, nel rispetto delle leggi e della Costituzione Italiana.

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