ALLA SENTENZA DEL TAR PER LA LOMBARDIA RIGUARDANTE I CENTRI DIURNI PER PERSONE CON DISABILITÀ (CDD) FA SEGUITO IL RICORSO IN CONSIGLIO DI STATO

di Sabrina Zocco

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Cusano Milanino CDD e sede dell’Azienda Speciale Consortile “Insieme per il Sociale”

 

Contrari alla sentenza del TAR per la Lombardia (Sentenza Breve 659)  sono l’IPIS (Azienda Speciale Consortile “Insieme per il Sociale”) che gestisce i Centri Diurni per persone con Disabilità (CDD) di Cinisello Balsamo e Cusano Milanino, gli educatori che operano nei CDD e quei familiari di persone che frequentano i Centri, che hanno interpretato la sentenza come una minaccia alla continuità educativa e del servizio stesso.
Sono scesi in campo contro la sentenza del TAR anche altri soggetti, quali la LEDHA e la Lega delle cooperative, esortando l’IPIS e i Comuni del territorio a presentare ricorso al Consiglio di Stato.

Ricordiamo che il bando di gara presentato dall’IPIS (http://www.insiemeperilsociale.it/IMG/pdf/CAPITOLATO-vers-03.pdf) non prevede la presenza di educatori come da Decreto del Ministero della Sanità 8 ottobre 1998, n. 520  (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1999/04/28/099G0190/sg ), per questo motivo, a seguito del ricorso presentato dall’Associazione SENZA LIMITI di Milano, il bando è stato annullato dal TAR proprio nella parte in cui definisce i requisiti richiesti per l’affidamento di servizi educativi, socio-assistenziali, psicologici e di supervisione presso i CDD che devono prevedere in capo al “Coordinatore” e all’”Educatore” titoli di studio coerenti con la natura dell’attività che tali soggetti sono tenuti a svolgere in base alla disciplina della gara.

Paradossalmente, proprio gli Educatori Professionali con i titoli di studio coerenti per svolgere attività presso i CDD, secondo il bando di gara, sarebbero rimasti esclusi dall’opportunità di operare nei Centri Diurni per persone con Disabilità di Cinisello Balsamo e Cusano Milanino.

La sentenza del TAR quindi stabilisce che l’Azienda Speciale Consortile “Insieme per il Sociale” dovrà tener conto dei requisiti richiesti, sebbene di tenerne conto era già stato chiesto più volte alla direttrice dell’IPIS, dottoressa Laura Puddu, da alcuni componenti del gruppo operativo del Comitato Genitori e Parenti ancor prima della pubblicazione del bando di gara.

Ma per quale motivo le posizioni sono così in contrasto sul punto in cui una sentenza si è espressa tanto da ricorre in altri gradi di giudizio?
Preoccupazione per il posto di lavoro degli educatori non in possesso dei titoli di studio previsti dal Ministero della salute per operare nei CDD, anche se negli intendimenti e nelle proposte dell’Associazione SENZA LIMITI sarebbero stati gli stessi educatori attualmente in servizio che avrebbero dovuto completare la formazione in 3/4 anni senza oneri per gli stessi. Quindi l’impegno d’integrare la formazione per raggiungere quella qualifica necessaria risolverebbe il problema e certamente migliorerebbe la professionalità a vantaggio loro e di chi usufruisce dei servizi.

Comprensibili ci paiono, invece, le paure degli ospiti del CDD e dei loro familiari, che dalle reazioni dell’Azienda Consortile e degli Educatori hanno percepito la minaccia della mancanza di continuità educativa, se non addirittura l’interruzione del servizio. IMG_2240 (2)Paure e timori a parte, inoltre, ci sembra evidente il tentativo di banalizzare le motivazioni del ricorso al TAR dalle affermazioni riportate nei giornali e volantini e dagli slogan affissi ai cancelli dei CDD, quali: “educare non è ospedalizzare”; “l’educatore non nuoce alla salute”; “più servizi meno burocrazia”; “non ci sono educatori di serie A o di serie B”.

Ricordo bene l’assemblea pubblica a Villa Ghirlanda del 4 aprile 2014 organizzata dagli stessi educatori che attualmente manifestano contrarietà al ricorso presentato dall’Associazione SENZA LIMITI e alla sentenza del TAR della Lombardia, dato che quell’assemblea fu organizzata proprio insieme all’Associazione SENZA LIMITI, per evidenziare il pericolo che la continuità educativa fosse messa a rischio dalla nuova gestione dell’Azienda Speciale Consortile “Insieme per il Sociale” e dal bando di gara che l’Azienda avrebbe predisposto – ha spiegato Emanuela Borrelli, coordinatrice dal 2010 al 2014 del Comitato Genitori e Parenti dei CDD di Cusano Milanino e Cinisello Balsamo e attualmente membro del gruppo operativo del Comitato e partecipe al tavolo “Fragilità” del Piano di Zona – Già allora gli educatori e alcuni genitori ritenevano di doversi preoccupare per la non garanzia della continuità educativa e del posto di lavoro. In quell’assemblea feci presente che il gruppo operativo del Comitato Genitori e Parenti si era reso partecipe di questi timori affrontando la questione della continuità educativa e specialistica in numerosi incontri, anche con la Direzione sociale dell’ASL Monza Brianza che allora aveva in gestione i servizi, e chiedendo poi alla cooperativa SOLARIS di assumere a contratto indeterminato una decina di educatori entro dicembre 2013. Educatori che avrebbero dovuto interrompere il servizio a causa delle nuove normative previste dalla legge Fornero e che invece sono stati assunti dalla stessa Cooperativa grazie anche alle sollecitazioni dei rappresentanti del Comitato”. E ancora: ” Mia figlia frequenta uno dei CDD in questione e soffre di una gravissima forma di autismo molto impegnativa per noi genitori che sosteniamo la necessità e l’attivazione di interventi importanti e qualificati a tutti i livelli, essendo lei priva di autonomia e bisognosa di cure e attenzioni continue” – ha continuato Borrelli – A chi sostiene che ” i CDD non sono luoghi per malati ma luoghi educativi per crescere e evolvere magari per un futuro che gli consenta di avere una vita il più possibile normale… per questo abbiamo privilegiato la scelta di educatori piuttosto che di personale sanitario… ” (ndr. vedi l’intervista agli assessori Bresso e Cinisello Balsamo Patrizia Manni e Gianfranca Duca, apparsa su “IL GIORNO” di lunedì 4 maggio 2015) rispondo che privilegiare alcuni educatori, negando la presenza di altri educatori con formazioni e qualifiche necessarie nei CDD, non sembra possa essere un criterio di valutazione ragionevole nell’interesse delle persone con disabilità che frequentano i CDD. E poi non si tratta di personale sanitario, come affermato dagli assessori, ma di Educatori professionali con formazione specifica in ambito sanitario. Questo particolare fa la differenza nel considerare i bisogni e le necessità delle persone con disabilità, come quelle di cui stiamo parlando e proprio perché non vogliamo considerarle malate, di loro dobbiamo avere una cura completa “. La scarsità di servizi sanitari dedicati e l’apparente contrasto tra normative regionali e governative non aiutano a fare chiarezza. “La carenza di servizi con competenze per l’handicap specifiche, non solo nel nostro territorio,  in grado di prendere in carico e in cura persone con disabilità complesse e in particolare l’autismo, rende i Centri Diurni per persone con Disabilità luoghi importanti, essenziali anche per un progetto di vita che guardi alla persona nella sua completezza e nella sua specificità” – ha concluso Borrelli.

La Regione Lombardia che non ha stabilito nei suoi decreti e regolamenti regionali nulla che sia in contrasto o contrario con quanto previsto dal Ministero della Salute, è chiamata in causa da più parti, quindi si spera possa contribuire a fare chiarezza di quello che per qualcuno chiaro ancora non è.

Stiamo a vedere e mentre si attende di conoscere il nuovo esito del ricorso presentato dall’IPIS al Consiglio di Stato, si spera nel rispetto di tutte le posizioni e infine nel rispetto della sentenza finale.

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